mercoledì 24 dicembre 2014

Una passeggiata per Roma tra luci e decorazioni

Dopo un periodo di assenza (chiediamo venia), torniamo proprio a Natale, una delle migliori occasioni per ritagliarsi una passeggiata nel cuore della città.
Roma non potrà forse essere paragonata a località dalle consolidate tradizioni natalizie, ma l’atmosfera e le decorazioni utilizzate, unite alla bellezza della location, rendono queste settimane davvero uniche.
L’itinerario che vi consigliamo ha inizio da via dei Fori Imperiali, con il suo consueto albero di Natale situato accanto al Colosseo, e prosegue per piazza Venezia, dove svetta, tra l’Altare della Patria e palazzo Venezia, uno splendido abete, quest’anno proveniente dalla Val di Fiemme.
Incamminatevi per via del Corso, decorata con ben 144 bandiere luminose raffiguranti le nazioni che hanno aderito ad Expo 2015.
Consigliamo di perdervi tra le innumerevoli strade che tagliano via del Corso, lo spettacolo non mancherà; dagli alberi “in aria” di via Frattina, alla scia luminosa di via Borgognona, passando per le luci a forma di serpente di via Condotti, zona dello shopping per antonomasia.
Nel tour di C’è Roma e Roma, non poteva mancare una visita a piazza Navona e alla sua giostra, adatta per tornare bambini per qualche minuto. Una volta al centro della piazza, alzate gli occhi al cielo e potrete vedere un bel gioco di luci proiettate sull’obelisco della fontana dei Quattro Fiumi, proprio di fronte alla chiesa di Sant’Agnese in Agone.
Tappa finale della nostra passeggiata (i meno temerari prendano un bus): piazza San Pietro.
La tradizione dell’albero di Natale in questa piazza è nata nel 1980, per volontà di papa Giovanni Paolo II e da quel momento è diventata una delle decorazioni più amate in città.
L’abete, alto oltre 25 metri, quest’anno arriva direttamente della Calabria, per la precisione dal comune di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia.
Altro importante simbolo è il consueto presepe, offerto per il 2014 dalla Fondazione Arena di Verona e composto da venti statue in terracotta a grandezza naturale. La composizione si snoda su una superficie di circa 24 metri e, come ben indica il nome datole “Presepe in Opera”, la sua scenografia si rifà al mondo della lirica. In particolare la scelta è caduta su “Elisir d’Amore”, melodramma scritto da Gaetano Donizetti e ambientato in un immaginario villaggio dei Paesi Bassi alla fine del XVIII secolo.
Se avete l’opportunità, non perdete l’occasione per visitare la piazza nel tardo pomeriggio, potrete così ammirare la nuova illuminazione ecologica che interessa anche la facciata e la cupola della Basilica.
Questo è solo un piccolo consiglio, Roma ha così tanto da offrire!
Buon Natale a tutti!



Colosseo
 
Piazza Venezia

Via Borgognona

Piazza San Pietro

Particolare presepe piazza San Pietro 

lunedì 13 ottobre 2014

Madama Lucrezia: una voce al femminile

C'è una donna tra le statue parlanti di Roma: Madama Lucrezia, esponente femminile della Congrega degli Arguti, che da secoli racconta con ironia i malumori della città.
La statua in questione è un busto romano del II sec d.C. alto 3 metri e posto su un basamento accanto alla basilica di San Marco, a pochi passi da piazza Venezia.
L'iconografia, in particolare il nodo dell'abito, permette di associare la figura alla colossale statua della dea Iside, situata probabilmente in Campo Marzio e spostata nella sua attuale sede solo nel 1500, per opera del cardinale Lorenzo Cybo.
La leggenda vuole che il nome derivi da Lucrezia D'Alagno, amante di re Alfonso V d'Aragona di Napoli, che si trasferì a Roma in seguito alla morte del sovrano e alla perdita di influenza nella corte.
Nel corso dei secoli la statua divenne protagonista della cosiddetta "cerimonia dei guitti", che si svolgeva in città ogni primo maggio.
Durante la festa, Madama Lucrezia veniva decorata con una corona di aglio e dei nastri; gli uomini "guitti", ossia artisti di strada, mendicanti e personaggi eccentrici, ballavano il "saltarello" (famosa danza popolare) con le più belle donne di Roma, presentandole prima alla statua.
Lucrezia si pronunciò con pochi ma significativi versi satirici. Uno dei più noti risale al 1799, anno della Repubblica Romana, quando il popolo inferocito gettò il busto dal piedistallo; il giorno dopo sulla sua schiena fu trovato questo cartello: "Non ne posso veder più", alludendo all'insofferenza verso la difficile situazione politica.
Un'ultima curiosità, secondo alcune teorie il famoso "piedone" di marmo, situato nella via omonima, apparterrebbe proprio alla nostra statua parlante. Lucrezia ha perso la scarpetta?

Madama Lucrezia
Piede di marmo
Il saltarello
 

lunedì 15 settembre 2014

La Cappella Sistina del Medioevo: l'Aula Gotica dei Santi Quattro

Nel rione Celio, a due passi dal centro storico, è possibile ammirare la “Cappella Sistina del Medioevo”.
Si tratta dell'Aula Gotica della Basilica dei Santi Quattro Coronati, edificio del IV secolo dedicato, secondo la tradizione, a quattro scultori cristiani condannati a morte da Diocleziano in seguito al rifiuto di scolpire degli idoli pagani.
La sala, situata al primo piano della Torre monasteriale, deve la sua fama agli splendidi affreschi duecenteschi scoperti nel 1996 dopo essere rimasti nascosti per secoli sotto uno strato di pittura.
Questa decorazioni, aventi come tema comune “il conflitto tra Chiesa e Impero”, furono realizzate tra il 1246 e il 1255 con probabilità su commissione del cardinale Stefano dei Conti di Segni, nipote di Papa Innocenzo III e canonico della cattedrale di Notre Dame a Parigi (da qui la passione per lo stile gotico), che dal 1244 visse in quell’edificio.
La realizzazione degli affreschi, divisi in due campate, è attribuita al Terzo Maestro Di Anagni, artista ignoto dalla forte espressività e autore delle decorazioni  nel Duomo di Anagni.
Un’altra teoria vuole che l’autore sia Jacopo Torritti, pittore della cosiddetta “scuola romana” del XIII secolo.
Le figure rappresentante sono svariate. Partendo dalla campata meridionale è possibile scorgere: i dodici mesi dell’anno, le arti, le stagioni, i venti;  nella parte settentrionale sono invece visibili: re Salomone (esempio di giustizia e di raccordo tra Antico e Nuovo Testamento), a cui seguono figure testamentarie e rappresentanti degli ordini mendicanti.
Tali immagini rafforzano l’ipotesi che la sala fosse utilizzata in origine come aula di giustizia, in seguito, durante la peste del Cinquecento, ricoperta da pittura per poi diventare guardaroba e stireria del convento.
Per ammirare dal vivo l’Aula gotica è necessaria la prenotazione. Dal 15 settembre sarà possibile iscriversi per le visite del 18 e 19 novembre.

Per ulteriori informazioni su orari e costi visitare il sito http://www.aulagoticasantiquattrocoronati.it/

Affreschi dell'Aula Gotica

Particolare: Costantino sogna i santi Pietro e Paolo

Basilica dei Santi Quattro

martedì 5 agosto 2014

La nevicata del 5 agosto

Fiocchi di neve in estate? Se siete a Roma può accadere anche questo! 
Ogni 5 agosto la piazza antistante Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali della città, è protagonista di una suggestiva nevicata.
Lo spettacolo, grazie a luci e macchine artificiali, vuole celebrare il "miracolo della Madonna della Neve".
La tradizione narra che nella notte tra il 4 e il 5 agosto 352 d.C., la Vergine Maria apparve contemporaneamente in sogno a Giovanni, un nobile romano e a Papa Liberio, pregando di costruire un edificio di culto a lei dedicato. Un miracoloso evento avrebbe permesso ai due di individuare il luogo idoneo per la realizzazione.
Il prodigio si verificò, una straordinaria nevicata avvolse il colle Esquilino e il Papa ordinò di costruire proprio lì la futura basilica, grazie al contributo economico del nobile.
Storicamente parlando, l’edificio venne però fatto erigere da Papa Sisto III nel 432 d.C., stando alle fonti, proprio sulla leggendaria chiesa voluta dalla Vergine.
Diverse sono state le modifiche apportate alla struttura nel corso dei secoli; la basilica che ammiriamo oggi è infatti il frutto di una commistione di epoche e stili.
Tra le meraviglie architettoniche interne, merita di essere menzionata la “cappella Paolina”, parte integrante della tradizione della Madonna della Neve.
L'opera, commissionata nel 1605 da Papa Paolo V Borghese a Flaminio Ponzio, ospita ogni
5 agosto, prima dello spettacolo in piazza, una pioggia di petali bianchi, che dalla cupola cadono al suo interno. La scelta di questa cappella è significativa poiché custodisce la miracolosa icona bizantina della “Salus Populi Romani” (letteralmente: salvezza del popolo romano) , per tradizione attribuita a san Luca e raffigurante la Madonna con Bambino.
Per cittadini e turisti l'appuntamento è stasera alle ore 20.30 in piazza Santa Maria Maggiore.
 
Nevicata di agosto

Basilica di Santa Maria Maggiore

 
 

venerdì 25 luglio 2014

Se Pasquino chiama, Marforio risponde!

Prosegue lo spazio dedicato alle sei statue parlanti della città, conosciute anche come la "Congrega degli Arguti", su cui i cittadini erano soliti affiggere messaggi anonimi e satirici contro i regnanti.  
Compagno di chiacchiere del nostro famoso Pasquino è senz'altro Marforio
Si tratta di una scultura marmorea del I sec a.C, oggi nel cortile del Palazzo Nuovo ai Musei Capitolini, raffigurante un possente uomo adagiato su un fianco, con barba, veste e una conchiglia in mano.
L’iconografia in questione permette di associarlo al dio Nettuno o ad una personificazione del Tevere.
La statua si trovava nel Foro di Augusto, proprio vicino all’Arco di Settimio Severo, e faceva parte di una grande vasca circolare caratterizzata dalla scritta "mare in foro". 
Proprio da questa iscrizione potrebbe derivare il nome Marforio, una possibile corruzione del termine latino "Martis Forum" (vista la sua vicinanza al Foro di Marte), o un riferimento alla famiglia Marfoli (per alcuni Marfuoli) che abitava nella zona del Carcere Mamertino.
Nel 1588 Papà Sisto V ordinò di spostare la statua e Giacomo della Porta decise di inserirla nel suo progetto per la costruzione di una fontana in piazza San Marco; in seguito, nel XVII secolo, la scultura divenne parte integrante del cortile ad esedra di Palazzo Nuovo in Campidoglio, sua attuale sede.
La vasca, invece, venne utilizzata come abbeveratoio per il bestiame sino al 1816, quando fu trasferita sotto le statue dei Dioscuri a palazzo del Quirinale.
Memorabile rimane lo scambio di battute tra Marforio e Pasquino su Napoleone, accusato di portare in Francia i tesori della cultura italiana. Per l'occasione intorno al collo di Marforio venne appeso questo cartello: "È vero che i francesi so' tutti ladri?", la statua di Pasquino rispose: " Tutti no, ma Bona Parte!". 
Per gli amanti del cinema, Marforio è tornato alla ribalta di recente grazie alla locandina internazionale della "Grande Bellezza", film Oscar di Paolo Sorrentino. L'immagine, frutto di un geniale fotomontaggio, mostra l'imponente statua parlante alle spalle di un annoiato Jep Gambardella, vestito da perfetto dandy. Cosa si diranno?

Marforio (Palazzo Nuovo)

Locandina internazionale de "La Grande Bellezza"
 

mercoledì 2 luglio 2014

Circo Massimo

Dalle bighe ai Rolling Stones. Mai come in queste ultime settimane Circo Massimo è stato protagonista della città.
Un esteso prato dalla forma ellittica, ecco cosa rimane di uno dei siti archeologici più famosi al mondo. Lasciamo spazio all’immaginazione e cerchiamo di ripercorrerne le origini.
L’area, dalle impressionanti dimensioni (oltre 600x200 metri), nasce come una struttura destinata ai giochi per l’intrattenimento del popolo, in grado di ospitare più di 300 mila persone.
Secondo la leggenda la valle sarebbe stata protagonista del famoso episodio del “Ratto delle Sabine”, narrato dallo scrittore Tito Livio.
Romolo, mitico fondatore della città, decise di organizzare una grande cerimonia nello spazio in cui oggi sorge il Circo Massimo e di invitare i Sabini, antico popolo del centro Italia, insediato nella zona dell’attuale Rieti, e le loro donne.
Nel corso dell’evento i Romani rapirono quest’ultime, per procreare e aumentare la popolazione della città, scatenando l’ira dei Sabini che dichiararono guerra a Roma.
Le donne, che avevano intanto ricevuto diritti civili e proprietà, si opposero a questa lotta, scendendo in campo di battaglia e costringendo i due popoli alla pace.
Le origini storiche del sito archeologico riconducono, invece, a Tarquinio Prisco , quinto re di Roma originario dell’Etruria, che regnò per trentotto anni (dal 616 al 579 a.C.). Fu il sovrano ad ordinare una bonifica della valle Murcia, così denominata in onore del nume tutelare, che si estendeva tra i colli Palatino e Aventino.
Il re etrusco organizzò qui i primi giochi dei Ludi Magni dedicati a Giove Capitolino.
Nel II sec a.C. Giulio Cesare diede un aspetto definitivo alla struttura, facendo costruire  un edificio e dei sedili in muratura. Negli anni successivi l’imperatore Augusto apportò delle modifiche, in seguito ad un incendio, e vi fece erigere l’obelisco di Ramses III, oggi in piazza del Popolo.
Non da meno fu Costanzo II  che nel 357 d.C. vi trasferì l'obelisco di Tutmes III, attualmente visibile in piazza San Giovanni in Laterano (ndr. C’è Roma e Roma ha pubblicato un post sull’argomento).
Vari interventi si susseguirono sotto gli imperatori Tiberio Nerone e Tito, che nell’81 d.C. inserì un arco. Gran parte dei resti oggi visibili risalgono però a Domiziano e Traiano nel II sec d.C.
Circo Massimo venne utilizzato per le gare sino al 549.
In particolare dell'età traianea possiamo ammirare ancora l'edificio sotto il Palatino, i fornici e le scale per i piani superiori.
Durante il Medioevo l'area fu di proprietà della famiglia Frangipane e oggi rimane a testimonianza una torre definita della "moletta", in quanto  si trovava accanto ad un "mulino" che traeva acqua dal fosso di San Giovanni, ottenuto grazie ad una canalizzazione diretta dal fiume Aniene.
Nel 1223, secondo la tradizione, proprio in questa torre Iacopa dei Normanni, vedova di Graziano Frangipane, ospitò san Francesco d'Assisi nel suo soggiorno a Roma.
La torre doveva far parte di un complesso fortificato di cui oggi purtroppo non rimangono tracce; gli edifici vennero infatti distrutti nel 1943 per un progetto mai realizzato.



Edificio sotto il Palatino

Incisione del Cinquecento

Torre della Moletta

Veduta Circo Massimo

The Rolling Stones a Circo Massimo (copyright Elena Greco)

The Rolling Stones a Circo Massimo (copyright Elena Greco)

The Rolling Stones a Circo Massimo (copyright Elena Greco)

The Rolling Stones a Circo Massimo (copyright Elena Greco)


 

domenica 15 giugno 2014

Le statue parlanti: Pasquino

Roma è spettatrice di un dialogo silenzioso che dura da secoli. Passeggiando per le vie e gli angoli della città è facile imbattersi nelle "statue parlanti", simbolo di un'ironia tutta romana.
Si tratta di una serie di opere antiche, per la tradizione sei, definite anche la "Congrega degli Arguti", su cui i cittadini romani, fin dal XVI secolo, affiggevano dei messaggi anonimi e satirici contro i regnanti.
Pasquino è forse la più nota di esse. Rimane ben poco oggi di questa opera del I secolo d.C. (copia romana di un originale in bronzo greco del III sec a.C.): il volto quasi indistinguibile, braccia e gambe assenti, la bizzarra presenza di un secondo busto.
Grazie ad alcune incisioni del XVI secolo si è capito che la statua raffigurava due corpi, probabilmente una versione di "Menelao che sorregge Patroclo morente", ed era una delle decorazioni dello Stadio di Domiziano che si trovava nell'attuale piazza Navona.
L'opera venne ritrovata nel 1501 proprio nell'omonima piazza in cui oggi si trova, durante i lavori di ristrutturazione dell'adiacente palazzo Braschi, attualmente sede del Museo di Roma.
Fu il cardinale Oliviero Carafa, responsabile dei lavori, a salvare la statua dalla distruzione e ad applicarvi il proprio stemma di famiglia.
In breve tempo il nome "Pasquino" divenne famoso. Varie sono le ipotesi sull'origine del suo nome: alcuni pensano derivi dal nome di un artigiano che lavorava nella zona nel '500 noto per la sua bravura nel comporre versi satirici; altri lo associano ad un personaggio di una novella del Boccaccio.
Una delle storie più bizzarre vuole che un gruppo di studenti di una vicina scuola chiamò la statua come il loro maestro, vista la strana somiglianza.
A Roma era già una pratica abituale scrivere nella notte cartelli satirici contro il potere e i suoi abusi; con probabilità Pasquino iniziò quasi per caso ad essere usato come messaggero dei malumori del popolo attraverso le sue "pasquinate", versi taglienti indirizzati a personaggi dell'epoca, papi e nobili in primis, messi alla berlina per i loro comportamenti.
Molti tentarono di far tacere questa scomoda statua parlante, da papa Adriano VI che ordinò di gettarla nel Tevere, sino a Benedetto XIII che ad inizi '700, tramite un editto, minacciò di pena di morte chiunque avesse osato affiggere versi satirici su Pasquino.
Non bastarono leggi o guardie notturne per fermare la sua voce.
La tradizione ebbe una battuta di arresto solo dopo la Breccia di Porta Pia nel 1870, quando le dinamiche politiche cambiarono e molti poeti sferzanti "in carne ed ossa" si affacciarono sulla scena, basti pensare al Trilussa.
Pasquino riemerse dal suo silenzio nel 1938, quando in occasione della visita di Hitler a Roma così si pronunciò:
"Povera Roma mia de travertino! / T'hanno vestita tutta de cartone / pè fatte rimirà da 'n'imbianchino venuto da padrone!"
Sottoposto a restauro negli ultimi anni, oggi Pasquino parla con moderazione e a volte è addirittura muto, ci si chiede se per salvaguardia del monumento o altro.
Rimane la leggenda e una voce nella notte silenziosa.


Statua di Pasquino

Aspetto originario da incisione

Pasquinata in ricordo di Alberto Sordi

 

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