venerdì 25 aprile 2014

Una piramide nel cuore di Roma

Nel caratteristico quartiere Ostiense, adiacente al Cimitero Acattolico, svetta la famosa Piramide Cestia, risalente al I sec a.C. Si tratta di un vero e proprio monumento funerario, unico esemplare rimasto in città a testimonianza dell'influenza che la civiltà egizia, in seguito all'annessione come provincia nel 30 a.C., ebbe sulla cultura romana.
La struttura in calcestruzzo misura un'altezza di circa 36,40 metri e come spiega l'iscrizione, presente sul lato est, venne costruita in appena 330 giorni per volere di Gaio Cestio Epulione, che espresse nel proprio testamento il desiderio di avere un sepolcro di tale forma.
L'uomo era un conosciuto tribuno della plebesettemviro degli epuloni, ossia membro di uno degli ordini religiosi più importanti di Roma, costituito da sette uomini con il compito di organizzare pubblici banchetti e giochi durante alcune feste religiose.
La camera sepolcrale interna, caratterizzata da una volta a botte, fu murata subito dopo la sepoltura, ma con grande probabilità venne riaperta e violata per la prima volta nel Medioevo, portando ad una perdita definitiva dell'urna cineraria e di una parte di affreschi.
Le decorazioni interne superiori, oramai poco visibili, rappresentano delle ninfe e agli angoli quattro Vittorie alate; la parte inferiore ritrae invece figure di donne con offerte votive in mano.
Nel 271 d.C. la Piramide venne inglobata all'interno delle Mura Aureliane e da fine XIV secolo diversi intellettuali, tra cui Francesco Petrarca, la associarono al sepolcro di Remo, fratello del mitico fondatore della città. In seguito, varie sono le vicende che segnarono il monumento: da chiesa, mai realizzata, su progetto del Borromini, a ipotetica collocazione per il primo parafulmine a fine XVIII secolo.
Una piccola curiosità, ai confini con il monumento, facilmente riconoscibile da piazzale Ostienese, sorge la più antica colonia felina di Roma "i gatti della Piramide". La storica struttura tutela e permette l'adozione di amici a quattro zampe abbandonati che vivono proprio lì, all'ombra della misteriosa Piramide.


Orari di apertura Piramide
È possibile visitare il monumento solo con prenotazione.
Per info e prenotazioni: (+39) 06 39967700, (+39) 06 5743193
 
Orario colonia felina
Tutti i giorni dalle ore 14.00 alle 16.00.

 

Piramide Cestia

Interni Piramide


Gatto all'ombra della Piramide

Gatti della Piramide



lunedì 21 aprile 2014

Tanti Auguri Roma!

Oggi 21 aprile si festeggia il "Natale di Roma", giorno in cui, secondo lo storico Varrone, Romolo tracciò il primo perimetro della città. L'evento risale al 753 a.C. ed ebbe come scenario il colle Palatino. La tradizione vuole che i Romani decisero di conteggiare gli anni a partire da questa data, utilizzando la formula latina "Ab Urbe condita", ossia "dalla fondazione di Roma".
In antichità questo evento era strettamente collegato alle feste agricole dei "Palilia", precedenti alla Fondazione e dedicate a Pales o Pale, arcana divinità protettrice del bestiame.
In origine la cerimonia si teneva proprio il 21 aprile, per i Romani giorno del risveglio della primavera. Per lungo tempo questa festa fu dimenticata e tornò in voga solo grazie all'imperatore Augusto, che la associò alla nascita della città, avvenuta nella stessa data.
Durante i Palilia i pastori iniziavano il rito purificando il bestiame con ramoscelli bagnati di acqua e bruciando varie erbe, tra cui il rosmarino. Venivano offerte alla divinità focacce e la burranica, una bevanda composta da latte e mosto.
In serata avveniva la cosiddetta accensione dei "fuochi di paglia", che i pastori provavano ad oltrepassare con un'asta. La preghiera sacra delle Vestali chiudeva la giornata.
Dopo molti secoli di silenzio, la festa per la Fondazione cittadina tornò nel 1870, anno dell'annessione al Regno d'Italia e nel 1902 venne organizzato, per la prima volta, una maestoso corteo storico con personaggi in costume dell'antica Roma.
Tornando ai nostri giorni, diversi sono gli eventi per ricordare la nascita della città, fra cui l'ingresso gratuito in diversi musei della Capitale ed ovviamente la storica parata!
Ancora tanti auguri Roma!

Parata storica
Partenza da Circo Massimo ore 11.30 (previsto il passaggio per via dei Fori Imperiali tra le 12 e 12.45 circa).

Musei ad ingresso libero
Centrale Montemartini, Museo dell'Ara Pacis, Museo Barracco, Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale, Museo Canonica, Museo della Memoria Garibaldina, Museo delle Mura, Villa di Massenzio, Museo Civico di Zoologia, MACRO Testaccio.

Previsto il pagamento dell'integrazione mostre nei seguenti musei dove sono allestite mostre temporanee:

Musei Capitolini: integrazione euro 3,50; ridottissimo euro 2,00
Musei di Villa Torlonia - Casino Nobile: integrazione euro 2,50
Mercati di Traiano: integrazione euro 1,50
Museo Carlo Bilotti: integrazione euro 1,50
Museo Napoleonico: integrazione  euro 1,50
Museo di Roma: integrazione euro 1,50
MACRO (via Nizza): integrazione euro 4,00



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I sette colli di Roma


Romolo e Remo con la Lupa
 
Parata in costume



venerdì 18 aprile 2014

La Via Crucis al Colosseo

Oggi venerdì 18 aprile, come ogni settimana santa, si terrà la Via Crucis, presieduta da Papa Francesco, nello splendido scenario del Colosseo.
L'anfiteatro Flavio è considerato il simbolo della città di Roma ed ebbe origine intorno al 72 d.C., quando l'imperatore Vespasiano ne iniziò la costruzione. Il suo nome attuale, risalente al Medioevo, deriva dalla statua del Colosso di Nerone, che si trovava nelle vicinanze.
La storia ci narra che ospitò gladiatori e spettacoli di ogni genere, ma nell'Anno Santo del 1750 tutto cambiò. Papa Benedetto XIV, per celebrare il Giubileo, diede inizio alla tradizionale processione del popolo cristiano durante il Venerdì Santo.
Egli fece posizionare all'interno del Colosseo le quattordici edicole delle stazioni e una grande croce, così da consacrare l'anfiteatro romano al ricordo della passione di Cristo.
Queste vennero però rimosse dopo il 1870 (solo la croce fu rimessa nel 1926), visto che, in seguito all'annessione di Roma al Regno d'Italia, la processione cominciò a suscitare poco interesse nel popolo.
Tutto ciò ebbe vita breve perché, dapprima Giovanni XXIII nel 1959, poi Paolo VI nel 1964 riportarono la Via Crucis al Colosseo, che in questa occasione fu trasmessa dalla Rai in Eurovisione e in seguito, nel 1977, in Mondovisione e a colori.
Giovanni Paolo II, nel 1984, scrisse di suo pugno i commenti delle quattordici stazioni e dal 1985 ha permesso che attori, scrittori e importanti personalità scrivessero i testi delle meditazioni.
L'appuntamento è alle 21.10 al Colosseo e in Mondovisione su RaiUno.


Via Crucis al Colosseo


Colosseo dall'alto



sabato 12 aprile 2014

Roma sparita: il Teatro Apollo

Ormai rimane solo una lapide, sul lungotevere Tor di Nona, a testimoniare l'esistenza del glorioso Teatro Apollo, uno dei più belli della Roma papale.
Venne costruito nel 1670, per volere di Cristina di Svezia, sullo scheletro del carcere Tor di Nona, dove centinaia di prigionieri, tra cui Benvenuto Cellini, avevano a lungo sofferto.
In principio il teatro, nonostante avesse ospitato numerosi spettacoli, non ebbe molta fortuna. Questo e la rigidità di Innocenzo XII ne favorirono nel 1697 la prima demolizione.
In compenso, Clemente XII ne ordinò la ricostruzione nel 1733, ma la sua vita fu breve perché un incendio lo distrusse completamente nel 1781.
Grazie alla famiglia Torlonia e al Valadier, che diede un'impronta neoclassica, il teatro tornò a splendere e toccò l'apice della fama, tanto da contendere al Teatro Argentina i favori dell'aristocrazia.
Ospitò grandi e famose opere come l'Anna Bolena di Donizetti, la Norma e i Puritani di Bellini
Nel 1889, per permettere la costruzione del Lungotevere e dei muraglioni, fu definitivamente demolito.
Diversi anni dopo la distruzione della struttura, si decise di porre la citata lapide in marmo per ricordarne i fasti. L'epigrafe ricorda come Giuseppe Verdi scelse proprio questo teatro per rappresentare, per la prima volta, due importanti opere: il Trovatore nel 1853 e Un ballo in maschera nel 1859.
Nei primi anni 30 del secolo scorso venne riaperto, nella vicina via degli Acquasparta, con il nome di Teatro Tordinona e divenne ben presto un luogo prediletto dal drammaturgo Luigi Pirandello, tanto da prenderne il nome per un breve periodo.


Epigrafe sul Teatro Apollo

Interni Teatro Apollo

Ritratto di Giuseppe Verdi

 


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mercoledì 9 aprile 2014

Retroscena di due capolavori a portata di...sguardo!

Una passeggiata nel centro storico è l'occasione giusta per ammirare due importanti opere del Caravaggio esposte nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.
Si tratta della Conversione di san Paolo e della Crocifissione di san Pietro, ospitate nella Cappella Cerasi, a sinistra dell'altare.
La chiesa, situata in piazza del Popolo, ebbe origine da una piccola cappella eretta da Papa Pasquale II, nel 1099; l'opera venne pagata dal popolo romano, da cui il nome.
Negli corso degli anni, il Bramante, Raffaello e Gian Lorenzo Bernini fecero su di essa degli interventi di restauro e proprio quest'ultimo, tra il 1655 e il 1660, le conferì quello stile barocco che la contraddistingue.
Nel 1600 Caravaggio venne incaricato da monsignor Tiberio Cerasi di dipingere i due quadri.
Quelli che si trovano nella cappella sono, però, delle seconde versioni, perché le prime furono rifiutate a causa del forte realismo delle scene.
La prima versione della Conversione di san Paolo era stata realizzata per l'Ospedale della Consolazione ed oggi appartiene alla famiglia Odescalchi. La tela ritrae il Santo, oramai anziano guerriero, che si rialza da terra coprendo il volto con le mani.
Il cavallo si imbizzarrisce e il palafreniere, armato di lancia, tenta di reagire alla discesa di Cristo, qui rappresentato fisicamente nell'atto di chiamare a sé Paolo.
Una composizione dinamica che rispecchia la violenza di questa conversione, così potente da scardinare l'animo umano.
La seconda versione ha dei toni più pacati. San Paolo è raffigurato proprio nell'attimo in cui gli appare Gesù Cristo sotto forma di una luce accecante.
La scena, ambientata in una comune stalla, ha un sapore teatrale. Caravaggio non ci offre alcun dettaglio ma concentra l'attenzione sui tre personaggi. In particolare è il cavallo ad occupare gran parte del dipinto con la sua muscolatura, mentre San Paolo viene rappresentato, quasi sospeso, nel momento immediatamente successivo alla folgorazione divina.
La luce proviene dall'alto ed è riflessa da più elementi: il mantello porpora, il cavallo stesso, i piedi nudi dello stalliere.
Tutto ciò si osserva anche nel dipinto di San Pietro, dove la luce investe la croce e il santo, mentre i suoi carnefici, raffigurati più come operai che come aguzzini, sono intenti a svolgere il loro faticoso compito senza alcun coinvolgimento Dei tre uomini non vediamo neanche il volto, l'attenzione è tutta su Pietro, un "uomo" sottoposto ad un terribile martirio, che vede mani e piedi inchiodati.
Il Santo si sta facendo crocifiggere a testa in giù per umiltà nei confronti di Cristo.
A differenza di altre opere del pittore, la prima versione di questo dipinto non è mai giunta sino a noi. Alcuni critici, sulla base di una probabile copia ritrovata a Siviglia, hanno ipotizzato una scena diversa. I tre carnefici sotto sforzo per aver innalzato la croce quasi verticalmente e un andamento obliquo dell'azione.
Caravaggio è stato soprannominato da molti biografi e dalla tradizione il pittore maledetto, ma in questo caso si può ritenere "benedetto", per i milioni di turisti che visitano la chiesa ogni giorno.


Conversione di san Paolo - 1 e 2 versione

La crocifissione di San Pietro

Chiesa Santa Maria del Popolo
 


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lunedì 7 aprile 2014

Non è vero ma ci credo!

Folle di turisti si recano ogni giorno per una visita, una foto o semplicemente per sfidare la leggenda della Bocca della verità, a due passi dal Circo Massimo. L'antico mascherone in marmo, situato nel portico della chiesa di S. Maria in Cosmedin, è diventato una delle attrazioni più famose della città e tappa obbligatoria di ogni tour.
L'opera risale al IV sec a.C. ed era uno dei tanti "chiusini" usati per regolare il flusso di acqua piovana o degli scarichi pubblici e privati. Lo scopo era quello di agevolare il loro scorrimento sino alla Cloaca Maxima, il grande sistema fognario realizzato da Tarquinio il Superbo nel VII sec a.C. La maggior parte dei chiusini di Roma raffiguravano proprio la testa di una divinità fluviale con occhi, naso e bocca aperti.
Dal 1485 prese il nome di "Bocca della verità" per via delle leggende sul suo potere di smascherare le menzogne. Chiunque giurava il falso, mettendo la mano nella temibile bocca, veniva punito con la perdita dell'arto. Una delle prime storie risale all'XI secolo e riguarda l'imperatore Giuliano l'Apostata. Egli ingannò una donna e per evitare di essere smascherato davanti a tutti, promise al demonio in persona, che gli parlò tramite il simulacro, di ripristinare il paganesimo.
Un'altra leggenda narra di una moglie messa alla prova dal marito sulla sua infedeltà e salvatasi grazie ad uno stratagemma concordato con l'amante. Quest'ultimo si finse pazzo e la abbracciò in pubblico, la donna poté così affermare di aver abbracciato nella vita solo suo marito.
Diverse storie si susseguirono negli anni, ma la notorietà internazionale della Bocca della verità arrivò con Vacanze romane, pellicola del 1953.
Nel film Audrey Hepburn e Gregory Peck, principessa in incognito e giornalista alla ricerca dello scoop, improvvisano, tra segreti e bugie, un simpatico sketch davanti al mascherone. L'uomo spiega alla ragazza il segreto della misteriosa Bocca e finge di perdere la mano nel gioco della verità. Dopo il grande spavento, ecco il liberatorio abbraccio finale.
Pronti a sfidare la leggenda?

Bocca della verità

Scena di Vacanze romane




giovedì 3 aprile 2014

Dove sta Zazà?

Oggi ricordiamo Gabriella Ferri a dieci anni dalla scomparsa, artista autentica che ha saputo cantare e raccontare Roma come pochi altri. Ironica, eclettica, a tratti eccessiva, ma al tempo stesso dotata di straordinaria sensibilità e malinconia. Gabriella era mille volti insieme, proprio come la sua città. Per un doveroso omaggio riproponiamo il primo post con cui è iniziata questa avventura.
Vi portiamo fra tradizione e modernità per le vie di Testaccio. In particolare in piazza Santa Maria Liberatrice n. 18, nel cuore del quartiere. Sulle mura di questo edificio campeggia la targa omaggio alla cantautrice, nata in quel palazzo e testaccina autentica, figlia di una Roma che non c'è più. "Ognuno è un cantastoria, tante facce nella memoria, tanto di tutto tanto di niente...Le parole di tanta gente..".Così recita il brano Sempre. Tutto scorre veloce per una frazione di secondo.
Se chiudete gli occhi, sulle note della celebre canzone, Zazà vi ripoterà indietro.. Ai sapori e ai volti dello storico mercato di piazza Testaccio (oramai trasferito in via Galvani), al pane caldo del forno Napoli e ai bottoni colorati della vecchia merceria Funaro in via Mastro Giorgi.


Targa per Gabriella Ferri

 


Chiesa S. Maria Liberatrice