mercoledì 25 dicembre 2013

Natale tra tradizione e storia

Per Natale vi consigliamo di fare una piacevole passeggiata nel Rione Parione e più precisamente in via di S. Maria dell'Anima.
Qui potrete ammirare la Torre dei Mellini, una delle 38 più importanti che ancora si ergono nella città.
Queste furono l'immagine caratteristica della Roma medievale, dimore e fortezze delle famiglie baronali che spadroneggiarono tra il 900 e il 1300. Molte subirono danneggiamenti e distruzioni in seguito a terremoti, altre furono inglobate nei palazzi dal Rinascimento. Determinante per la loro scomparsa fu l'abbattimento in massa operato dal senatore Brancaleone degli Andalò nel 1252.
I Mellini, famiglia patrizia romana, furono presenti a Roma nella seconda metà del Quattrocento con i due fratelli: il cardinale Giovan Battista e Pietro.
A quest'ultimo si deve, durante il pontificato di Sisto IV, la costruzione del palazzetto di famiglia, che incorporò una torre medievale in rovina.
La torre, originariamente priva di luci, venne dotata in seguito di una finestra per ognuno dei quattro piani e della scritta "Millina" nella parte superiore.
Nel 1491, in occasione del matrimonio del figlio Mario con Ginevra Cybo, Pietro apportò ulteriori modifiche, facendo decorare la struttura con graffiti. Un recente restauro ha riportato alla luce parte di essi, ridandole lo splendore di un tempo.
A due passi dalla torre c'é la bellissima piazza Navona, perciò approfittatene e fate un giro tra le bancarelle dei personaggi del presepe e dei dolciumi, tradizionale appuntamento delle feste.
Gustate lo zucchero filato e tornate bambini!
AUGURI!



Tor Millina



Piazza Navona e le sue bancarelle

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giovedì 19 dicembre 2013

Goccia dopo goccia il tempo scorre

Quante volte passeggiando per Villa Borghese vi è capitato di osservare il bell'orologio situato al Pincio? Questo è, più precisamente, un idrocronometro perché utilizza l'acqua come fonte di energia per attivare il suo meccanismo.
Fu inventato da Giovan Battista Embriaco, padre dell'ordine domenicano, nel 1867 e fu presentato, nel medesimo anno, all'Esposizione Universale di Parigi.
Tutti possono leggere su quest'opera il suo nome, inciso per ordine del Municipio romano, a riconoscimento di un ingegno versatile che, all'ombra del chiostro e nel silenzio di una cella, promosse e coltivò lo studio delle scienze fisiche e meccaniche.
L'orologio si trova nella villa dal 1873, all'interno di una fontana appositamente realizzata dall'architetto di origine svizzera Gioacchino Ersoch.
Padre Embriaco ne ha pensati ben altri due per la città eterna.
Il primo si trova sulla parete di fondo nel cortile di Palazzo Berardi, in via del Gesù, nel Rione Pigna.
Dell'altro purtroppo, che si trovava in un cortile dell'ex Ministero delle Finanze, oggi del Tesoro, in via XX Settembre, non se ne ha più notizia.
Di queste opere possiamo dire che sono fra le invenzioni più belle, per la loro semplicità ed esattezza data dal regolare e costante flusso dell'acqua.

Idrocronometro di Villa Borghese

Idrocronometro di Palazzo Berardi









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sabato 14 dicembre 2013

All'ombra del Colosseo di ferro

Camminando per il vivace quartiere Ostiense non si può fare a meno di notare il gazometro, opera oramai in disuso da fine anni Sessanta. La struttura fu costruita per decisione della Romana Gas e le sue dimensioni monumentali portarono i lavori a protrarsi per più di due anni, giungendo al termine nel 1937.
Per circa trent'anni produsse il "gas di città" una miscela di gas, metano ed anidride carbonica, in una zona lasciata in totale abbandono, tanto che Pier Paolo Pasolini ne fece lo sfondo malinconico e degradato dei suoi Ragazzi di vita.
Nell'ultimo decennio qualcosa è cambiato, parte del merito va anche al film cult Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek. Il regista turco, innamorato del quartiere, scelse questa location come parte integrante delle vite dei suoi protagonisti, che si intrecciano proprio lì, all'ombra del gazometro.
In breve tempo il novello Colosseo di ferro ha saputo conquistare l'attenzione dei cittadini, passando da mostro industriale a simbolo di una Roma moderna ed in continua evoluzione, in cui arte, movida e cultura convivono in un mix del tutto originale.

 
 
 

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giovedì 12 dicembre 2013

Più dell'apparenza inganna l'evidenza

Così recita una frase ben nota ed è proprio quello che si pensa quando, entrando nella Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio, si volge lo sguardo al soffitto.
In questa chiesa barocca, costruita nel 1626, posizionandosi sul disco dorato, che si trova nel pavimento della navata, osservando in alto si può ammirare un suggestivo affresco di Andrea Pozzo.
La particolarità sta nel fatto che racchiude una simulazione prospettica di un secondo tempio, sovrapposto al primo, quello reale della chiesa.
Non finisce qui perché, più avanti verso l'altare, da un altro segno a terra, si può osservare un secondo gioco prospettico, che riproduce l'immagine di una cupola. Quella vera in muratura, forse per motivi economici, non fu mai realizzata, ma si dice che siano stati gli stessi abitanti del luogo a non volerla, perché essendo troppo grande avrebbe oscurato loro il sole.
Nello spazio antistante la chiesa si apre la piazza di S. Ignazio, un esempio significativo di stile Rococò, che deve la sua conformazione all'architetto Filippo Raguzzini, che la realizzò intorno al 1727-1728.
I palazzi, caratterizzati da una straordinaria e originale unità compositiva, sono a forma concava e quello centrale ha un'insolita pianta triangolare.
E' curioso sapere che questi furono i primi esempi di abitazioni costruite dalla nobiltà per trarne una rendita dandole in affitto.


il secondo tempio

la finta cupola

la piazza


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lunedì 9 dicembre 2013

La misteriosa dama di rione Ponte

Nel rione Ponte, in piazza Fiammetta, c'è una casa quattrocentesca che evoca un alone di mistero e romanticismo, che i tanti secoli trascorsi non sono riusciti a cancellare. Qui vi abitò, secondo la tradizione, la cortigiana fiorentina Fiammetta Michaelis all'epoca del Rinascimento romano.
Donna di straordinaria bellezza e dal carattere indomito, stando alle cronache del periodo, riuscì in breve tempo a farsi intestare diversi immobili, grazie alla sua relazione con il cardinale Iacopo Ammannati.
Questa proprietà le fu lasciata, molto probabilmente, proprio dal facoltoso amante, nonostante i tentativi del pontefice Sisto IV di bloccare l'ingente dono.
Fiammetta, secondo alcuni scritti, nel suo testamento asseriva di voler essere sepolta nella Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio, dove aveva predisposto per sé una cappella, ma ad oggi non c'è più traccia della sua sepoltura.
La sua presenza nella Roma del XV secolo è, comunque, testimoniata dalla piazza a lei intitolata.


Il palazzo di Fiammetta


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domenica 8 dicembre 2013

E come ogni 8 dicembre..Occhi su!

Come ogni 8 dicembre la tradizione è stata rispettata, la colonna dell'Immacolata Concezione, in piazza Mignanelli, ha ricevuto la sua corona di fiori. Realizzata dall'architetto Luigi Poletti nel 1857, l'opera deriva da un'antica colonna romana ritrovata in Campo Marzio a fine Settecento ed è sormontata dalla statua bronzea di Giuseppe Obici dedicata alla Vergine. La scelta della sua posizione non è casuale, proprio a due passi da piazza di Spagna, nazione che volle fortemente la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione. L'inaugurazione avvenne esattamente l'8 dicembre e oltre duecento pompieri della città di Roma collaborarono per innalzare la struttura, il tutto sotto gli occhi del Pontefice Pio IX.
Da quel giorno, il corpo dei vigili del fuoco porta il suo omaggio floreale a ben 12 metri dal suolo, fra vetrine, luci colorate, odore di caldarroste e sguardi levati verso l'alto.
Piazza Mignanelli


Colonna dell'Immacolata Concezione

 







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venerdì 6 dicembre 2013

A spasso per Coppedè.. Non aprite quel portone!

Oggi vi portiamo nel piccolo quartiere Coppedè che si estende intorno a piazza Mincio, in zona corso Trieste. Attraversando l'arco di via Tagliamento, Roma d'improvviso non esiste più e si resta sospesi in un'atmosfera affascinante ed esoterica. Scompaiono vie rassicuranti e finestre dallo sguardo bonario. Tutto è mistero.
Qui Liberty e Art Deco si mischiano sapientemente grazie all'architetto fiorentino Gino Coppedè che, tra il 1913 e il 1927, progettò la serie di edifici dalle fattezze anomale. Alzando la testa è facile imbattersi in mostri, fate, ragni, volti inquietanti che fanno capolino tra una facciata e l'altra. In questo mondo parallelo, fate caso al palazzo di piazza Mincio n.2 e al suo ingresso simile ad una bocca spalancata, quasi pronta a catturare gli ignari passanti. Ne sa qualcosa il regista Dario Argento, amante di questo angolo di Roma sin dai suoi primi film, che scelse proprio la bizzarra costruzione e il suo inquietante ingresso come biblioteca dello stregone di Inferno, da cui una giovane Eleonora Giorgi cerca la fuga.
"Senta.. È una storia inventata o contiene qualche verità?", così chiedeva titubante la protagonista del film. A voi risolvere il mistero di Coppedè.



Palazzo piazza Mincio n. 2

Arco d'ingresso da via Tagliamento





 



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giovedì 5 dicembre 2013

Che ore sono?

A questa domanda si poteva rispondere, più o meno fino alla metà del 1800, grazie alla meridiana, che si trova nella Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica.
La sua particolarità sta nel fatto che è posizionata sul pavimento della chiesa, da dove parte poi una linea di bronzo, lunga circa 45 metri.
Alzando gli occhi, vedrete che l'ora viene misurata grazie alla luce del sole, che filtrando dallo gnomone, situato a più di 20 metri di altezza, cade in un punto variabile di quest'ultima. La meridiana fu commissionata a Francesco Bianchini, astronomo e storico, da Papa Clemente XI, per il Giubileo del 1700. Una targa, posta di recente, afferma che fu usata come orologio solare fino al 1846, quando venne sostituita dal cannone del Gianicolo. Lo scopo dell'installazione, all'epoca del Papa, era di verificare la correttezza del Calendario Gregoriano (quello che abbiamo ancora oggi) e di determinare, nel modo più coerente possibile, la data della Pasqua.

 


La meridiana
 

  
Targa

 







La linea di bronzo

Lo gnomone




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martedì 3 dicembre 2013

Affaccete Nannarè!

Perdersi tra i suggestivi vicoli della zona del Plebiscito è altamente consigliato. Tra una passeggiata e l'altra date uno sguardo al bel Palazzo Altieri in via degli Astalli n.19. L'edificio, tipico esempio di barocco romano, risale al 1650 su progetto dell'architetto Giovanni Antonio De Rossi e fu dimora di un serie di personaggi illustri dell'omonima famiglia. Ma quando guarderete la facciata dal monumentale portale, pensate ad Anna Magnani, che da quelle finestre dava il suo saluto alla città ogni mattina. L'attrice visse lì negli ultimi anni della sua vita e un regista come Federico Fellini, nel finale del film Roma, ci ha regalato una Nannarella proprio sull'uscio di quel palazzo. Sfrontata e ironica come sempre, davanti alla frase: "Ecco il simbolo della città, un po' lupa, un po' aristocratica, buffonesca", risponde con un pungente: "A Federì, ma va a dormì, va".
Si chiude il portone di via degli Astalli e Anna saluta il pubblico per sempre nella sua ultima apparizione ufficiale.
Fotogramma film Roma


Palazzo Altieri




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